Simulando

Correva l'auto, sull'asfalto assolato. Spinse leggermente il pedale dell'accelleratore per farla correre di più, poco sopra il limite di velocità sulle strade di città. L'ebrezza del proibito lo avvolse completamente. Avrebbe voluto lanciare la sua automobile alla massima velocità che il mezzo poteva raggiungere; la strada era deserta, la cosa si sarebbe potuta fare tranquillamente senza correre nessun rischio. Affondò ancora il pedale, cambiò marcia prima che il motore salisse troppo di giri. Mangiava l'asfalto con sicurezza, nessun tremolio sul volante, rumore ridotto. Decise in quel momento che l'auto era stato un ottimo acquisto. Riportò la corsa del veicolo su valori accettabili ma poi frenò all'improvviso. Le ruote si bruciarono sul manto stradale per una buona ventina di metri, anche i freni erano ottimi ma non era stata una prova. Una leggerissima figura sul lato destro della strada stava facendo l'autostop. Superò la ragazza di pochi metri. Appena l'auto fu ferma aprì la portiera e guardandola l'invitò a salire.

La ragazza lo studiò attenta e chiese subito se andava verso Campo dei Fiori. Lui rispose di sì. Era una menzogna ma la deviazione per arrivare a casa sua non sarebbe stata lunga.

=Mi chiamo Patrizia, ma gli amici mi chiamano Pat.= La voce, prima decisa e ferma, adesso sembrava essersi sciolta. La ragazza era completamente rilassata sul comodo sedile dell'automobile.

=Il mio nome è Claudio, ma è meglio che non ti dica come mi chiamano gli amici.=

=Perchè?

Claudio ora divideva la sua attenzione fra la strada e la ragazza. Età stimata ad occhio: tra i diciotto e ivent'anni, capelli neri, nerissimi con riflessi bluastri dove il sole riusciva a illuminarli, occhi brillanti,grandissimi, che non riuscivano mai a stare fermi.

=Si va dal Pazzo al Rinco passando per Pistola. Ma lo spirito è affettivo, almeno spero.=

=Dove Abiti?=

=Al confine con milanino.= Aveva rivelato la piccola bugia, sapendo di farlo, senza una ragione precisa.

=Ma allora non stavi andando verso campo dei fiori?=

=Per oggi facciamo una deviazione.=

=Grazie.= I due si scambiarono un sorriso.

Un gatto nero attraversò all'improvviso il grande stradone. Claudio inchiodò le gomme in maniera ancora più decisa alla strada. Istintivamente la sua destra si protese verso la ragazza per trattenerla al sedile. Lei cacciò un urlo, piu preoccupata del gatto che non di evitare lo scontro con il parabrezza. Tutto si risolse per il meglio di lì a un paio di secondi. Il gatto la scampò per un pelo e si dileguò presto sull'altro lato della strada.

=Porta male?= Chiese lui.

=Così dicono.=

L'auto riprese a camminare, un po' più lentamente. I due fissavano la strada davanti ai loro occhi evidando di guardarsi di tanto in tanto.

=Studi?= Un modo come un altro per saggiare la bontà delle sue previsioni riguardo all'età dell'autostoppista.

=Liceo.=

=Ti facevo universitaria.=

=Perchè, quanti anni mi dai?= La ragazza seriamente incuriosita ora lo stava fissando come se la risposta la interessasse molto.Lui finse una breve occhiata attenta e qualche attimo di riflessione:

=Diciotto-venti...=

Lei sorrise e tornò a fissare la strada. Ci fu silenzio per qualche secondo poi la curiosità prevalse.

=Beh, quanti sono?=

=Sedici.=

Claudio trattenne tra i denti un'espressione colorita, ma zitti era impossibile stare e dopo una breve riflessione esclamò:

=Merito degli omogenizzati. Ai miei tempi non c'erano e le ragazze di sedici anni ne dimostravano otto.=

Sempre il silenzio fece da preludio ad una domanda che Claudio temeva tanto, era sicuro che gliel'avrebbe fatta.

=E tu quanti anni hai?=

=..enta.= Da pochissimi giorni erano ..anta e in quel momento capì che la densità per tempo delle sue bugie aumentava in maniera proporzionale alla bellezza delle ragazze che aveva al suo fianco. Con sua figlia e sua moglie riusciva a mentire allo stesso ritmo.

=Sembri molto più giovane.=

Pietosa bugia di circostanza o verità? Optò per la seconda ipotesi e godette dell'attimo d'illusione.

=Che lavoro fai?=

Aveva sperato in quella domanda tanto quanto aveva disperato per quella precedente. Adesso sapeva che l'avrebbe stupefatta.

=Hai mai visto alla tv il film "War Games"?= Era un classico che ridavano ogni anno.

=Sì.=

=Ecco, io studio i modelli di simulazione per conflitti militari su vari scenari possibili. Quei modelli che poi vengono elaborati dai calcolatori.=

=Bella merda.=

Due parole soltanto per distruggere il magnifico sogno, l'atmosfera quasi irreale che in quell'abitacolo d'automobile si era magicamente costruita: lei, una giovane ragazza bellissima, corporatura esile, dolce. Lui, ingegnere di fama internazionale, uomo arrivato che nulla poteva chiedere alla vita di più di quello che gli aveva dato. Due parole per mettersi a nudo l'uno di fronte all'altra. "Bella merda". Claudio non rimase colpito tanto dalla qualità del giudizio sul suo lavoro, quanto dalla inappellabilità e qualità del modo come era stato dato. "Bella merda" formava un curioso ma efficace contrasto. Sua figlia usava come epiteto negativo il termine inglese "sheet", non per un vezzo poliglotta ma per ammorbidire l'impatto psicologico della parola. In effetti l'accoppiata "Bella merda" aveva un effetto dirompente, quasi violento. Lui rimase in silenzio, non sapeva più cosa dire. Pochi istanti prima della risposta si era preparato tutta la serie classica di esempi che aveva sempre usato ogni volta qualcuno gli chiedeva lumi sul suo lavoro, ma a quel punto tutto era inutile.

=Scusami, m'è scappato.= Ferma e decisa nel tono, segno che i rimpianti riguardavano i modi e non il contenuto del suo giudizio. Claudio scoppiò a ridere ma il suo riso si soffocò immediatamente appena vide che la ragazza estraeva di tasca qualche cosa e lo stava appiccicando in un angolo del parabrezza della macchina. Pochi secondi c'erano per decidere se arrabbiarsi furiosamente cacciandola in malo modo od accettare la provocazione in maniera sinceramente democratica. Lui fermò la macchina. Lei lo guardava mostrandogli il disegno dell'adesivo che aveva appena appiccicato internamente sul parabrezza. Ci volle qualche secondo per prendere la decisione, lei sorrise.

=Sono difficilissimi da staccare.=

Era il simbolo dei pacifisti. Ci volle molto di più per prendere una decisione, ma alla fine sorrise anche lui e ripartì.

=Ce ne starebbe bene uno anche dietro...=

Claudio la osservò con lo sguardo di chi chiede la pietà dell'interlocutore perchè non compia il gesto che lo stesso si propone. Lei capì e mise via il secondo adesivo.

=Torno adesso dalla manifestazione di Piazza del Duomo...=

Claudio mosse leggermente il capo come per dire, "proprio io dovevo beccarti...". Patrizia sorrise, come se avesse capito. Oramai erano arrivati in zona Campo dei Fiori.

=Via?=

=Masaccio 17.=

La macchina si arrestò di lì a pochi secondi esattamente davanti all'ingresso del numero 17. La ragazza aprì la portiera.

=Grazie di tutto Claudio, e soprattutto grazie per avermi evitato la testata contro il parabrezza.=

=Di nulla.= Era stato freddo e distaccato.

=Adirato?= Chiese lei con un tono di voce dolcissimo che faceva tutt'uno con la sua figura.

=No.= Ed erano tre.


Appena vide la moglie che lo stava aspettando sul pianerottolo di casa, un passo fuori dalla porta, capì subito che quella non era una giornata fortunata. Ogni qual volta sua moglie lo aveva accolto a quel modo, c'era stato qualcosa che non andava.

=Tua figlia...= L'inizio del discorso confermava, se mai ce ne fosse stato bisogno i suoi sospetti.

=..questa mattina non è andata a scuola. Mi ha telefonato la Preside, in classe erano solo in quattro.=

=Gita al parco per saltare il compito di Matematica?=

=Manifestazione contro la guerra.=

=..azzo.=

La donna lo guardò allibita. Lui si catapultò dentro casa. Lanciò la valigetta sul divano insieme al soprabito. La moglie lo rincorse.

=Le ho impedito di andare al concerto di venerdì.=

=E lei come l'ha presa?= Si era seduto a tavola, forchetta in una mano, coltello nell'altra.

=Si è chiusa in camera sua. Dille qualcosa tu.=

Lui ripetè lo sguardo pietoso che aveva esibito alla ragazza in macchina poco tempo prima, ma questa volta la sua preghiera mimica non venne esaudita e dovette compiere il suo dovere di padre.

=Silvia, apri un'attimo la porta, sono papà.=

La serratura scattò un paio di volte ma la porta rimase chiusa. Claudio entrò, lei era sdraiata sul letto fintamente assorta in un libro.

=Arrabbiata?=

=Con la mamma...=

=Perchè?=

=Non capisce.=

=Cosa non capisce?=

=L'importanza delle cose. Vede tutto e sempre solo dal suo punto di vista. Andare in manifestazione per me era più importante di cinque ore di lezione.=

Si sedette sul letto accanto alla figlia.=

Perchè non dirlo?=

=Si è deciso tutto sul momento, questa mattina.= Silvia non aveva mai tolto gli occhi dal libro.

=Il telefono, la tua voce.=

=Non avrebbe capito, come infatti è successo.=

=Almeno non lo avrebbe saputo dalla Preside.=

Silenzio di tomba.

=E per venerdì?=

=Studierò.=

=Il biglietto?=

=Trovare chi lo compra non sarà certo un problema.= Il tono era stato tra il deluso ed il sarcastico.

=Ora urlerò un po', così accontentiamo la mamma.= Il suo tono di voce si fece potente, la faccia tirata e seriosa, il colorito paonazzo.

=Insomma, con tutto quello che spendiamo io e tua madre per farti studiare tu cosa fai... te ne vai a spasso per Milano...= Basta. Come sceneggiata era stata pietosa, recitata malissimo. La figlia finalmente lo osservò in faccia e scoppiò a ridere. Claudio aveva quasi chiuso la porta della camera dietro le sue spalle per andare finalmente a mangiare, poi ricacciò dentro la testa e chiese serio:

=Silvia, cosa ne pensi del lavoro che faccio?=

Lei apparve subito smarrita, fissò il soffitto e scosse il capo.

=Ci devo pensare.=

Missione compiuta, ora poteva tornare a concentrare tutta la sua attenzione sul pranzo.

=Cosa ti ha detto?= Gli chiese la moglie mettendogli sotto gli occhi una montagna di spaghetti rossastri e fumanti.

=Si è alzata di mezzo centimetro.=

=Cosa?=

=Tua figlia sta crescendo.=


Il telefono sulla scrivania di Riccardo cominciò a squillare. Il collega rispose e per qualche secondo prestò molta ateenzione al suo interlocutore.

=Un attimo che chiedo; attenda.= La sua mano destra si posò sul microfono dell'apparecchio e a bassa voce chiese a Claudio:

=E' il Generale Calligaris, vuole sapere cosa sono quelle chiazze bianche che compaiono sul computer durante la simulazione dello scenario medio-orientale.=

=Pacifisti.=


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